Album consigliati: Neurosis – Through Silver in Blood

Tracklist:

1. Through Silver in Blood

2. Rehumanize

3. Eye

4. Purify

5. Locust Star

6. Strength of Fates

7. Become the Ocean

8. Aeon

9. Enclosure in Flame

Durante la loro lunga carriera i Neurosis sono stati definiti nei modi più disparati, da ‘post-hardcore’ a ‘progressive metal’, ‘ambient’, ‘doom’ ecc., ma in realtà sono impossibili da definire a causa dell’alto livello di sperimentazione presente in quasi tutti i loro lavori (caratterizzati generalmente da partiture complesse, bassi distorti, riff malvagi, percussioni tribali, suoni elettronici e industrial, atmosfere oscure, stacchi hardcore, voci angoscianti e angosciate).

Through Silver in Blood (1996) è il quinto LP dei Neurosis e segue due lavori già molto innovativi e devastanti quali Souls at Zero e Enemy of the Sun, in cui i californiani avevano sperimentato con gli elementi sopra citati. Through Silver in Blood fa leggermente meglio dei dischi precedenti (e dei successivi) fondamentalmente perché riesce ad essere ancor più complesso, caotico, estremo e feroce.

La lunga title-track apre il disco con un crescendo di tutte le caratteristiche già citate (in particolare suoni industriali, riff pesanti, rumori disturbanti, urla ipnotiche e ripetitive). Già sopravvivere a questo pezzo è impresa ardua. Rehumanize e la successiva Become the Ocean sono due intermezzi utili a fare da collante in un alcuni passaggi del disco (che va assolutamente ascoltato come un’unica entità). Eye è una delle canzoni più volente e pesanti mai scritte, in particolare grazie al basso in primo piano alle voci impazzite che si alternano. Purify è un brano lungo e complesso, che parte con una melodia piuttosto semplice e tranquilla che si trasforma ben presto in un delirio di suoni ed urla estreme per poi terminare in gloria con l’accompagnamento di una desolante cornamusa. Anche Locus Star parte tranquilla per poi esplodere grazie ad un riff epico che rende il pezzo particolarmente impattante e coinvolgente a livello emotivo. Stesso discorso per Strenght of Fates, che rimane tranquilla per i primi sette minuti ma si conclude con la solita esplosione di violenza e disperazione. Aeon rappresenta forse il climax dell’album ed è una delle tracce più complesse, con la sua partenza ‘ambient’ stile marcia funebre, una fase centrale violenta e cupa, un lungo passaggio ‘cosmico’ con il riff più emozionante dell’album e il finale affidato a violino e pianoforte. Ma la tortura non è ancora terminata: Enclosure in Flames con il suo andamento lento e la voce estremamente sofferta conclude l’esperienza nella maniera più cupa possibile.

Raramente nella storia della musica il nome di una band ha riflesso in maniera così precisa il proprio stile musicale e le sensazioni che esso sa trasmettere. Eppure è innegabile che ascoltare un disco dei Neurosis (in particolare questo) equivalga ad immergersi totalmente in uno stadio che sta a metà tra il nevrotico (per l’appunto) e il catartico (per quanto si tratti di una catarsi oscura e malata). Non vanno dimenticati i testi, che sono praticamente speculari alla musica, ovvero estremamente oscuri e misteriosi.

Consigliato in particolar modo durante le sedute settimanali di yoga.

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Published in: on gennaio 21, 2010 at 5:38 pm  Lascia un commento  
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Album consigliati: My Dying Bride – The Angel and the Dark River

Tracklist:
1. The Cry of Mankind
2. From Darkest Skies
3. Black Voyage
4. A Sea to Suffer in
5. Two Winters Only
6. Your Shameful Heaven

Forse il capolavoro assoluto dell’intero genere ‘Doom Metal’, The Angel and the Dark River è uno di quegli album che si ascoltano dall’inizio alla fine come fosse un’unica entità, un unico flusso (di disperazione). Uscito nel ’95 è di certo il disco più riuscito della carriera del gruppo inglese, un passo avanti rispetto al pur ottimo esordio Turn Loose the Swans (caratterizzato dalla stessa malinconia ma anche da momenti più rabbiosi e violenti).

L’album è composto di sei angoscianti monoliti di pura depressione: l’interminabile The Cry of Mankind (riff maestoso, pianoforte struggente); la regale From Darkest Skies (introdotta da un basso pesantissimo e sviluppata nella parte centrale da organo, violino e chitarra); la romanticissima Black Voyage (nuovamente con il violino protagonista assoluto e con una parte centrale allucinata, dominata da una voce profonda e da un basso logorante). A Sea to Suffer in ci accoglie con un pianoforte poetico e il solito memorabile riff di chitarra. Il violino rimane ancora in primo piano ed emerge anche un ottimo lavoro di batteria. Il romanticismo disperato del cantante emerge soprattutto in Two Winters Only, dove compare anche una chitarra acustica prima del climax centrale che riporta la canzone sui toni delle tracce precedenti. L’album si conclude con Your Shameful Heaven, un pezzo molto più tirato e aggressivo dei precedenti.

I testi sono piuttosto curati (nonostante il prevedibile abuso di termini quali tears, cry, suffer, black etc..) e parlano di solitudine e disperazione, con vari riferimenti ad amori perduti e alla religione. La voce è cavernosa, cupa, sofferente. Non aspettatevi prodezze tecniche o assoli complicati: la musica della “Sposa morente” si basa su riff ripetuti, ritmi lenti e monocordi. Proprio grazie a questi elementi ne risulta un lavoro imponente, dal forte coinvolgimento emotivo.

Consigliato in particolar modo alle feste di compleanno, di laurea o agli addii al celibato.

Published in: on dicembre 29, 2009 at 9:28 pm  Lascia un commento  
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